Antonio
MESSINEO,
Professore
Associato di Chirurgia Pediatrica
Responsabile
dell'Area Chirurgica
Azienda
Ospedaliera"Anna Meyer", Firenze,
Italia
Le
indicazioni alla terapia chirurgica nel Morbo di Crohn (MC) e nella Retto
Colite Ulcerosa (RCU) nei pazienti in età pediatrica hanno seguito
nel tempo le regole dettate per l'adulto (1).Esistono,
comunque, delle peculiarità del paziente pediatrico con MICI che
tengono conto da un lato della necessità di assicurare al paziente
adolescente un adeguato sviluppo staturale e ponderale, dall'altra di "risparmiare"
il più possibile intestino poiché il paziente pediatrico
con diagnosi di MICI dovrà presumibilmente "convivere" con la malattia
cronica per un tempo lunghissimo e sarà ad alto rischio, soprattutto
in caso di MC, di sviluppare da adulto un intestino corto (2).
Anche
la nostra esperienza riflette questo nuova tendenza.Infatti,
rivedendo le cartelle cliniche dei 57 pazienti pediatrici (età compresa
tra quattro mesi e 16 anni) con MC trattati dal 1987 al 1998 presso l'Istituto
Burlo Garofolo di Trieste, solo 7 hanno richiesto un intervento chirurgico.I
pazienti erano stati seguiti mediamente per quattro anni (con un intervallo
che andava da uno a 12 anni).Un
secondo intervento e' stato necessario in due di questi 7 (4 e 6 anni dopo
il primo intervento).Complessivamente
sono stati eseguiti 9 interventi in 57 pazienti (16%).
Le
classiche indicazioni alla terapia chirurgica del MC
sono legate alle complicazioni della malattia: le occlusioni o subocclusioni
intestinali da stenosi intestinale serrata, le fistole, gli
ascessi, le emorragie intrattabili ed il megacolon tossico
e rispecchiano la indicazioni alla chirurgia dell'adulto (4).
La
resezione più frequente e' quella ileocecale (dell'ileo terminale)
con anastomosi ileocolica (colon ascendente) termino-terminale.C'è
da segnalare che molti chirurghi pediatrici preferiscano eseguire anastomosi
termino-terminali, in unico strato, ritenute più fisiologiche
delle termino-laterali o latero-laterali (4).Il
trattamento postoperatorio per 3 mesi con metronidazolo si è dimostrato
molto utile per prevenire una recidiva precoce (10).
Nel
caso di fistole iIeo-sigmoidee si tratta solitamente di malattie
ad origine ileale che devono essere trattate con resezione del tratto ileale
malato e chiusura della fistola sul versante colico solitamente sano (4).In
molti casi, comunque, le fistole ileo-sigmoidee ed ileo-vescicali si chiudono
con terapia medica, per cui la chirurgia comporta solo l'exeresi del tratto
malato, eseguita sulla malattia "raffreddata" (2).
L'indicazione
all'utilizzo delle stritturoplastiche e' la stessa che nell'adulto:
la necessita' di preservare quanto più intestino possibile in un
soggetto con stenosi multiple, solitamente ileali (4).Questa
procedura è ovviamente possibile solo quando l'intestino malato
è in una fase di "quiescenza".
Un
argomento molto dibattuto e' quello dell'opportunità di sottoporre
ad appendicectomia il paziente pediatrico quando, in un intervento
per sospetta appendicite acuta, si scopra invece una ileite terminale da
MC con interessamento appendicolare.Attualmente
si preferisce eseguire l'appendicectomia (procedura anche diagnostica)
dal momento che il rischio di fistolizzazione del moncone cecale è
molto basso; infatti le fistole ileo-cecali interessano solitamente l'ileo
terminale e non il cieco (4).
La
localizzazione colica
e' la sede gravata dalle maggiori complicanze; il tipo d'intervento dipende,
anche in questo caso, dalla sede colica interessata (11).Quando
tutto il colon e' coinvolto mentre l'interessamento rettale e' minimo,
conviene eseguire una colectomia subtotale con anastomosi ileorettale (4).Nei
casi invece di coinvolgimento rettale e perianale, si rende necessaria
una proctocolectomia conanastomosi
ileoanale dopo mucosectomia della regione anale (12).La
scelta tra l'intervento in 2 tempi (un primo intervento di ileostomia terminale
con coloproctolectomia, lasciando un piccolo moncone rettale ed un secondo
intervento di mucosectomia e di anastomosi ileoanale dopo la cura del moncone
rettale) e l'intervento in tempo unico dipende dalle condizioni generali
del paziente e dallo stato di malattia (11).Da
evitare le semplici diversioni fecali, perché raramente tali soluzioni
permettono la guarigione del tratto distale (12).
Tenendo
conto che l'ileoanoanastomosi, intervento preferito oggigiorno in questo
tipo di malattia, dimostra buoni risultati a lungo termine, la chirurgia
elettiva dovrebbe essere presa in seria considerazione in caso di pazienti
con sintomi persistenti, nonostante una terapia medica massimale (14).Infatti,
se è vero che la terapia medica determina una remissione della malattia
in più del 90% dei pazienti pediatrici affetti da RCU, c'è
anche da ricordare che circa il 50% di questi stessi pazienti con RCU necessiteranno
prima o poi di un intervento chirurgico (13).
Le
indicazioni alla chirurgia elettiva
nella RCU pediatrica sono l'insufficiente risposta alla terapia medica,
il ritardo di crescita, la grave limitazione delle normali attività
ed una qualità di vita scadente (14).Le
indicazioni alla chirurgia d'urgenza (circa il 20% dei casi in età
pediatrica) sono la mancata risposta alla terapia medica, l'emorragia rettale
ed il megacolon tossico (15).
Qualsiasi
sia il tipo di reservoir proposto, rimane il problema della necessità
o meno di una "ileostomia di protezione" che permetta una diversione
delle feci per il primo periodo postoperatorio (solitamente i primi 3 mesi).Questa
metodica permette di ridurre il rischio di infezioni pelviche e di proteggere
l'anastomosi anale in un periodo in cui molti pazienti, specie se con ileoanastomosi
diretta, presentano molte scariche ed un certo grado di incontinenza (17).Vengono
indicati come buoni candidati ad un abbassamento perineale in tempo unico
solo quei pazienti in cui sia indicato un intervento elettivo, in buone
condizioni generali, in basso dosaggio steroideo ed immunosoppressivo,
con infiammazione rettale modesta e non obesi (18).
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